Una previsione sulle tendenze dovrebbe interessare tutti coloro che si occupano di design e un po’ anche a coloro che se ne occupano indirettamente, ma hanno a che fare con il lancio di nuovi prodotti o con un loro restyling.
Conoscere i trend attuali e la loro evoluzione nel tempo non è una pratica oziosa per chi si occupa di comunicazione: facilita una valutazione più obiettiva del proprio prodotto, aiutando a riconoscere un visual con scarso appeal o un po’ troppo datato, consente di scegliere lo stile più adatto – e non solo in base al nostro gusto personale – e permette di rendere più fluido lo sviluppo e la condivisione di un progetto che, inevitabilmente, coinvolge figure anche molto diverse.

Vediamo gli stili più amati in questi anni.

1. Storytelling

Lo storytelling non è cosa nuova in comunicazione. Da Carosello in poi è un registro che ha sempre funzionato molto bene.
Lo storytelling è una struttura mutuata dalla letteratura e dal teatro, convogliata nel cinema, per finire negli spot televisivi. Oggi la ritroviamo anche nelle pagine dei curriculum, nella didattica, nei siti, nelle brochure aziendali e in politica.
E, da qualche anno, sta influenzando anche il packaging design (soprattutto estero) con esiti molto interessanti.


Una sofisticata idea: un design a “incastro” che narra una storia che sembra un fotogramma. Via Pinterest

Nel packaging design, il registro utilizzato è quello dell’ironia, della metafora o talvolta anche del semplice nonsense che ha lo scopo di donare carattere, suscitare curiosità o fornire dettagli sul prodotto.
Le etichette delle confetture Le delice de Michele, giocano su acquarellati toni pastello e sono caratterizzate da fantasiose metamorfosi dal tratto infantile. Una narrazione che evoca il mondo di riferimento del brand: la produzione artigianale, le confetture fatte in casa, la campagna, l’atmosfera genuina e d’antan.


Design Studio: Chez Valois via Behance

Questa etichetta dal design ingenuo, un po’ naivette, evidentemente ricavata dall’illustrazione colta e raffinata, ci racconta molto del prodotto e dell’azienda che lo produce. Le immagini al tratto, tutte diverse, identificano le varie referenze ma ci dicono qualcosa di più: il pollo, ruspante e genuino, non è allevato in batteria, ma da un’azienda il cui pay-off è “small farm big heart”.
Una perfetta aderenza tra design e core business.


Design Studio: Depoit WPF via Pinterest


2. Naif nordico


Disegni piccoli, stilizzati, vagamenti infantili, in flat design


Design Studio: Aire design

Uno stile che è in auge da qualche anno ma che sta inaspettatamente prendendo piede anche nella GDO, un comparto – almeno in Italia – molto conservatore.
Un colosso come Kellog’s introduce una nuova estetica con Granola WF adottando uno stile moderno, fresco, colorato e “artigianale”. Un tratto che nel packaging ben si adatta a prodotti naturali, biologici, per l’infanzia o di profumeria.

Il tipico design iittala finlandese caratterizza una ciotola da colazione in ceramica. Via Pinterest

3. Flat design

Studio design: Sweety & Co.

Il flat non sembra demordere. E’ uno stile versatile e moderno che riesce a passare senza imbarazzo da un minimalismo sofisticato a versioni più informali, coloratissime e fantasiose.
Poiché il flat design è di moda da diversi anni, ha subito una ovvia evoluzione come l’introduzione di linee sinuose e organiche.

Molto utilizzato nel food packaging, si presta bene anche nell’ambito della moda e del personal care.

Via Pinterest

Designer: Michela Sansone

4. Iper-realismo

E’ da chiarire che nell’arte iperrealista la perfetta aderenza alla realtà non ha come fine la verità ma piuttosto lo straniamento. A differenza del realismo, nell’iperrealismo la fedeltà fotografica delle immagini e il loro particolare trattamento produce un effetto paradossale: ciò che è più vero del vero perde riconoscibilità.
Anche nel packaging design, l’iperrealismo va oltre la pura rappresentazione e l’applicazione di questo stile ha principalmente lo scopo di produrre esiti sorprendenti, ipertrofici, volutamente provocatori, donando carattere e unicità.
Non è sempre facile realizzare delle etichette d’impatto, gli spazi sono spesso ridotti e i supporti non sempre nobili, come è il caso di questa vaschetta per il pesce: bella la soluzione mimetica che mantiene continuità visiva con il prodotto fresco – che necessariamente deve essere “a vista” – presentando un serving suggestion in sezione che fa colpo.

 

Studio design:Mousegraphics

Ecco un caso più spinto di iperrealismo: una lattina travestita da bicchiere, il contenitore che prende la forma del contenuto, il colore che cambia in base alla tipologia di birra, un schiuma invitante ci promette freschezza e piacere. Oltre al logo non c’è da aggiungere altro.

 

Studio design: Remark studio

Un packaging di grande bellezza che trasferisce pregio ed esclusività. In questa confezione il close up del taglio di manzo diventa una elegante texture. Benchè il prodotto non sia a vista, come ci si aspetterebbe per i “freschi”, la percezione di qualità è evidente.

 

Studio design: La Boîte Studio

5. Minimal

Il minimalismo è una tendenza evergreen. In generale è uno stile di comunicazione associato al lusso e a particolari settori come la moda, l’automotive, la profumeria e la gioielleria.
In  generale il minimalismo tende a far emergere la marca quale depositaria di un valore universalmente riconosciuto che garantisce la qualità indiscussa del prodotto.
Il packaging non fa eccezione e segue questa logica; tuttavia non è inusuale trovarlo nell’ambito del food, sebbene destinato più al canale retail che alla GDO e a prodotti in cui si vuol far emergere il pregio.

 

Un suggestivo bianco e nero per delle bottiglie di olio di oliva. Studio design: Mousedesign


Nel minimal, l’avversione per il superfluo e l’amore incondizionato per ordine e pulizia hanno lo scopo di far emergere il brand e il suo (alto) valore percepito. Per questo la scelta di materiali speciali, texture esclusive o forme inusuali è funzionale a trasmettere questo messaggio più che a dire qualcosa sul prodotto: è il brand che ne suggella la bontà e il packaging ne è il suo fedele ambasciatore.

Image source: Pinterest

6. Gradienti

Ci si aspettava che fosse arrivato alla fine del suo ciclo di vita, invece, il must degli ultimi anni, non sembra demordere tanto che anche Apple ha inaugurato la sua carta in gradient style.

Image source: Apple


Uno stile il cui design ipnotico e vibrante è utilizzato per veicolare innovazione, avanguardia, unicità, spiccata personalità.

Studio design: StudioJQ

7. Color block

Un trend molto interessante. Il color block usa campiture piatte, con abbinamenti di colore inusuali per creare effetti shock o otticamenete “frizzanti”. Una soluzione moderna, briosa, anticonvenzionale, molto efficace a scaffale.

 

Source image: Ritter-sport

Una confezione di biscotti che usa insoliti accostamenti cormatici. Studio design: Keiko Akatsuka & Associates

8. Trasparenze

Un packaging decisamente avveniristico. Studio design: Scholz & Friends

Non è mai facile presentare un prodotto “nudo”, specialmente nell’ambito del food. Il prodotto è visibile in tutta la sua naturale imperfezione.
Tuttavia la necessità di vedere il prodotto a garanzia di qualità e genuinità ha fatto sì che anche il packaging si adeguasse a questo trend. Prima con l’apertura di finestre sempre più ampie, poi con la comparsa di packaging totalmente trasparenti.

 

Bottiglie con una personalità ben visibile. Studio design: Scholz & Friends

Sopra e sotto due esempi di confezionamento trasparente. In entrambi i casi, texture e colore sono dati dal contenuto e l’aspetto a vista del prodotto diventa uno strumento creativo formidabile.

 

Source image: Pinterest

9. Tipografico

Lo stile tipografico può assumere diverse valenze in base al tipo di font usato e al loro trattamento.
Può diventare ricercato e prezioso, come le piccole scatole vintage delle pastiglie Leone, o  essenziale e lineare in packaging che si vogliono dare un tono più attuale e anticonformista.

In ogni caso nessuna concessione alle immagini o alle illustrazioni.
E’ uno stile sofisticato, molto versatile, trasversale e adatto a quasi tutte le categorie merceologiche. Inoltre, l’utilizzo creativo dei font consente di comunicare sul fronte molte informazione che abitualmente sono riservate al retro.
Per queste latte di vernice caratterizzate da un “chiassoso” e variegato packaging di linea, la scelta di un carattere tipografico bold comunica con immediatezza la funzione della singola referenza e l’utilizzo di un sand serif colorato rende il packaigng attraente, creativo, vivace e visibilissimo.

 

Tanti colori per delle vernici d’arredo. Studio design: Reynolds&Reyner

Tipografico integrale: font a sbalzo su vetro e font sull’etichetta. Un trattamento che piace molto ai produttori di alcolici: l’aspetto tattile dona ricercatezza e unicità alla bottiglia, una caratteristica inseguita da molti produttori di spririts.

 

Source image: Bulleit; Pinterest

In queste confezioni l’aspetto volutamente vintage è dato dall’uso combinato di font differenti. Da notare che, nonostante la forte somiglianza dei due packaging, i brand non appartengono alla stessa categoria merceologica: l’uno produce prodotti per il corpo, l’altro caffè.
L’uso di codici comunicativi appartenenti a un settore molto diverso dal proprio è quasi sempre molto rischioso, a meno che non si voglia ottenere un effetto sorpresa e il prodotto sia destinato al mercato retail.
Diversamente, la confusione che una soluzione del genere può generare nel cliente, in un contesto di scaffale, insieme ad altri competitors (abituati a un linguaggio più convenzionale) può essere una scelta poco felice.

 

Source image: Pinterest

Marco Galardi